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sabato 18 novembre 2017

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LA VITA FERMA – sguardi sul dolore del ricordo
Lucia Calamaro

Lucia Calamaro è considerata una delle più importanti autrici italiane viventi. Le sue opere sono ritratti, diari, autobiografie, strumenti magmatici che, grazie ad una scrittura attenta al dettaglio, offrono un campo d’indagine privato che chiama in causa concetti universali, in questo caso la morte. Tre atti di pensiero, nei quali il tempo scivola, corre, si intromette, allunga le distanze e rende il presente già ricordo.

INFORMAZIONI

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LA VITA FERMA – sguardi sul dolore del ricordo
Lucia Calamaro

31.08.2017

Teatro Remondini
Bassano del Grappa

Biglietteria Operaestate
Via Vendramini 35
tel. 0424 524214 – 0424 519811

ORE 21.00
INGRESSO €5.00

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DRAMMA DI PENSIERO IN TRE ATTI
Scritto e diretto da Lucia Calamaro
Con Riccardo Goretti, Alice Redini, Simona Senzacqua
Assistenza alla regia Camilla Brison
Scene e costumi Lucia Calamaro
Contributi pitturali Marina Haas
Direzione tecnica Loïc Hamelin
Accompagnamento e distribuzione internazionale Francesca Corona
Produzione Sardegna Teatro, Teatro Stabile dell’Umbria, Teatro di Roma
Coproduzione Festival d’Automne à Paris, Odéon-Théâtre de l’Europe

«Lucia Calamaro è la migliore scrittrice italiana vivente; o se non vogliamo essere così apodittici, è una dei migliori autori italiani viventi (contraddizione sintattica compresa)» dice di lei Christian Raimo in un bell’articolo dedicato alle ultime produzioni dell’autrice. Il suo più recente lavoro, “La vita ferma” è uno spazio mentale dove si inscena uno squarcio di vita di tre vivi qualunque attraverso l’incidente e la perdita. Una riflessione sul problema del dolore-ricordo, sullo strappo irriducibile tra i vivi e i morti e su come questo dolore sia in ogni caso il solo a colmare, mentre resiste. Un dramma di pensiero in tre atti che accoglie, sviluppa e inquadra il problema della complessa, sporadica e sempre piuttosto colpevolizzante, gestione interiore dei defunti. Ma anche un dramma sul dolore del ricordo, che porta in scena, in tre atti, una famiglia composta da marito, Riccardo, la moglie, Simona, e una figlia Alice. In realtà Simona è morta, anche se la vediamo in scena come se fosse ancora viva, mentre parla con Riccardo per concludere dei discorsi iniziati, mentre spiega che non vuole essere dimenticata e anche se nel terzo atto, scopriremo che ha cambiato lavoro… «Il racconto – spiega l’autrice – accoglie, sviluppa e inquadra il problema della complessa, sporadica e sempre piuttosto colpevolizzante, gestione interiore dei morti, la loro frammentata frequentazione interiore e soprattutto il rammendo laborioso del loro ricordo, sempre cosi poco all’altezza della persona morta, cosi poco fedele a lei e cosi profondamente reinventato da chi invece vive». Il dramma di pensare o meno ai morti è comunque il dramma di pensiero di chi resta e distribuisce o ritira, senza neanche accorgersene, un’esistenza.

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