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sabato 18 novembre 2017

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PERSONALE POLITICO PENTOTHAL
Fratelli Dalla Via/Gold Leaves

Marta Dalla Via compone un’Opera Rap dedicata ad Andrea Pazienza e al suo dizionario da-dapaz . Con lei 5 rapper, che portano in teatro la street culture. In sottofondo una radio, tra slogan made in ‘77, poliziotti e volanti. Uno straordinario esercizio linguistico fatto di parole inventate, mescolate al dialetto o alle lingue straniere. Un io e il suo doppio, perso in un universo onirico a metà tra ritmo e nonsenso.

INFORMAZIONI

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PERSONALE POLITICO PENTOTHAL
Fratelli Dalla Via/Gold Leaves

30.08.2017

Teatro Remondini
Bassano del Grappa

Biglietteria Operaestate
Via Vendramini 35
tel. 0424 524214 – 0424 519811

ORE 21.00
INGRESSO €5.00

CI SARO'

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SEMPRE DOMENICA

Di e con Marta Dalla Via
E con Omar Faedo (Moova), Simone Meneguzzo (Dj MS), Michele Seclì (Lethal V), Alessio Sulis (Rebus), Giovanni Zaccaria (Zeth-Caste)
E con Roberto Di Fresco (Giobba)
Scene e costumi Michela Benestà, Roberto Di Fresco
Produzione Fratelli Dalla Via
In collaborazione con La Piccionaia – Centro di Produzione Teatrale Gold Leave

“Ci sono momenti del vissuto che in alcuni ricordi lasciano cicatrici profonde, e qualche imbarazzo. Le vicende sono quelle dei sopravvissuti di una generazione in parte sacrificata dalla storia, consumata dalla droga; compressa e schiacciata tra talento, politica e vicende personali.
‘Personale Politico Pentothal. Opera rap per Andrea Pazienza’ è una storia di attraversamenti, che dal ’77 arriva fino ai giorni nostri. Già il sottotitolo tradisce la presenza in scena di alcuni rapper talentuosi e di un deejay alla consolle (tutti artisti di Gold Leaves, una realtà indipendente con base a Vicenza che promuove la musica hip-hop). I loro brani sono la faccia doppia e speculare dei ricordi che un’incontenibile Marta Dalla Via, in abito blu sgargiante e rossetto ipnotico, sputa dal palco. Una donna sola, al centro, si arrampica in un racconto onirico turbolento e affabulatorio. Alle sue spalle un altro personaggio, radiocronista che sgambetta la narrazione, con interventi allucinati e graffianti. È una propulsione di parole quella esibita dalla nostra «eroina fatta di eroina» che ripercorre in prima persona le vicende di una generazione talentuosa, dei suoi amori, dei tradimenti. Della droga. È un sogno che se ne frega della scansione temporale. Difetta di logica. (…) È sacrificata la coerenza – proprio come accade nell’opera di Andrea Pazienza – per un bisogno trasversale di attraversamento, che peraltro sembra il più adatto a percorrere le vicende di questa generazione. Poi c’è la musica rap (…) a narrare l’involuzione di una generazione annebbiata dai social-network, naufraga del web, che poi si arrende allo splendore del sole-pentothal. (…)”
Doriana Legge (teatroecritica.net)

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