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lunedì 12 dicembre 2016

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16.08.2016 // Una tre giorni dedicata agli intrecci dark tra Shakespeare e Bassano


Aemilia Bassano

Si inizia giovedì 18 agosto alle ore ore 21.00 al Chiostro del Museo di Bassano del Grappa, quando, con il suo ineffabile stile affabulatorio Luca Scarlini costruisce una trama ricca di curiosità e colpi di scena. Aemilia Bassano Lanier (1569-1645) è rimasta nella storia della cultura per numerosi aspetti della sua incredibile vita, ma soprattutto perché numerose fonti e studi puntano a lei come incarnazione della Dama Bruna, musa ispiratrice dei Sonetti shakespeariani. La realtà dei fatti vuole che la signora abbia vissuto una esistenza agitata, trascinata dal vento della passione e dell’intelletto. Nata da Battista Bassano, ella faceva parte di una famiglia (forse di origine ebraica, ma su questo gli studiosi sono in notevole disaccordo) di grande talento musicale il cui capostipite Jeronimo, nato a Bassano del Grappa nel 1480, aveva fatto carriera a Venezia, rivelandosi come maestro nell’esecuzione degli strumenti a fiato. I suoi figli Antonio, Jacomo, Alvise, Jasper, Giovanni e Battista ebbero il destino di recarsi a Londra, richiamati alla corte di Enrico VIII e qui si dedicarono specialmente alla musica per strumenti a fiato, di cui furono maestri.
A quella stirpe appartiene quindi la signora della passione; nata in ambito musicale e andata in sposa a un virtuoso, per coprire una gravidanza scomoda, dopo la sua lunga relazione con il cugino della regina Elisabetta I Lord Hunsdon. Scompigliò le regole del gioco letterario in terra d’Albione, pubblicando nel 1611 un libro di poesie “Salve Deus Rex Iudeorum”, esempio di trattato femminista ante litteram che rivela la modernità e la lungimiranza di questa donna davvero straordinaria.
Accompagnato da Pierluigi Polato al liuto tedesco e arciliuto, la narrazine di Scarlini sarà inframezzata da musiche di Bernardo Gianoncelli, Michelangelo Galilei e John Dowland

Venerdì 19 agosto ore 21. Castello degli Ezzelini Bassano del Grappa la Compagnia Anagoor porta in scena Master/Mistress of my passion. Un suonatore di liuto, un rapper americano, l’amore, la peste, la Regina e il Poeta, i versi, le chitarre elettriche, il sesso e l’enigma, il desiderio e la morte, i teatri chiusi a forza, la carestia che tutto divora, le maschere e le menzogne…
Chi era William Shakespeare? Chi erano il Fair Youth e la Dark Lady? Credere che i Sonetti possano rispondere a queste domande, illuminando una biografia che da secoli sfugge, è pura illusione. Allo stesso modo la struttura ambigua dei Sonetti, priva dello strumento della vita del loro autore e della sua voce, rimane un enigma impenetrabile, chiuso ermeticamente. Il bisogno di esprimere il sentimento dell’amore e del dolore si scontra con la volontà di mantenere l’anonimato, di coprire con i silenzi il suono pericoloso delle parole e delle verità. I Sonetti tacciono più di quanto rivelino del dettaglio personale, del privato, della sessualità. Anche a costo di mentire, Shakespeare impone al lettore, volente o nolente, il religioso rispetto delle oscure verità private. È questa l’unica religione che si riesca ad individuare nella sua poesia.
In scena Alberto Mesirca che suonerà il liuto, per l’occasione contaminato dell’elettronica di Mauro Martinuz e ancora i landscape sonori di Stefano Stech Durighel alla chitarra elettrica. Le voci sono affidate a Jeff The-Six, rapper americano, e Marco Menegoni. E con la partecipazione video di laura Curino e Marco Crosato.

Sabato 20 agosto ore 21.00 Chiostro del Museo di Bassano del Grappa I Pifari del Doge con Luca Scarlini rendono omaggio alla musica dei Bassano, con I fiati del tempo.
I Bassano, originari della pedemontana del Grappa, sono noti sin dal 400 come musicisti e costruttori di strumenti musicali. Il primo di cui si ha notizia è Battista Bassano. Il figlio Jeronimo all’inizio del XVI secolo si trasferisce a Venezia, dove nascono i sei figli: Antonio, Jacomo, Alvise, Jasper, Giovanni e Battista, poi convocati alla corte di Enrico VIII in Inghilterra verso il 1540. Qui vi rimasero attivi sia come musicisti che come liutai. Il gruppo I Pifari del Doge, si ispira al celebri quadri di Giovanni Bellini e Vittore Carpaccio, in cui si evidenziano alcuni strumenti a fiato utilizzati per le cerimonie civiche e religiose a Venezia nel Rinascimento. L’accostamento artistico ideale giustappone i principi della pittura veneta del rinascimento, in cui la mirabile armonia di composizione formale, la luce, le ombre di Bellini, Tiziano, Giorgione, Veronese, Carpaccio, riprendono gli stessi contenuti estetici delle musiche coeve dei principali maestri di cappella ed organisti attivi in S. Marco fra il ‘500 ed il ‘600, tra i quali spicca anche il nome di Giovanni Bassano.

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