ORCHESTRA DI PADOVA E DEL VENETO - CORO LIRICO VENETO
Cavalleria rusticana
ORCHESTRA DI PADOVA E DEL VENETO - CORO LIRICO VENETO
Cavalleria rusticana
Bassano del Grappa
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Teatro Remondini
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Melodramma in un atto
Musica di Pietro Mascagni
Libretto di Giovanni Targioni-Tozzetti
Dalla novella omonima di Giovanni Verga
Prologo di Luciano Berio per coro a cappella “E si fussi pisci”
Direttore Marco Angius
Personaggi e interpreti:
Santuzza Alisa Kolosova
Turiddu Eduardo Niave
Lucia, madre di Turiddu Eleonora Filipponi
Alfio, carrettiere Ariunbaatar Ganbaatar
Lola, moglie di Alfio Alexandra Meteleva
Orchestra di Padova e del Veneto
Coro Lirico Veneto LI.VE.
Nuova produzione Comune di Bassano del Grappa, Comune di Padova
Torna l’opera nel programma del festival con una nuova produzione in forma di concerto, la Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni, fra le opere più celebri del repertorio verista italiano, composta nel 1890. Ambientata in un villaggio siciliano durante il giorno di Pasqua, racconta una storia di amore, gelosia e vendetta che si sviluppa in un unico atto, con grande concentrazione drammatica. La musica di Mascagni è diretta, incisiva e ricca di melodie memorabili, capaci di esprimere con immediatezza i sentimenti dei personaggi che animano una storia tragica culminante in un tragico duello, simbolo di un codice d’onore arcaico e inesorabile.
In apertura dell’opera verrà eseguita anche una composizione di Luciano Berio per coro a cappella: E si fussi pisci, in cui le voci, oltre a intonare una bellissima melodia popolare, riproducono con gli schiocchi della lingua e alcuni effetti di emissione l’arrivo di un carretto siciliano, i colpi degli zoccoli del cavallo sul selciato, il nitrire dello stesso prima che inizi il cunto, il racconto di Giovanni Verga, appunto.
La versione per coro è dedicata a Umberto Eco, il breve testo è in dialetto siciliano, ma di facile comprensione:
E si fussi pisci lu mari passassi / E si fussi aceddu ‘nni tia vinissi. // E vucca cu’ vucca ti vurria vasari / E visu cu visu parlari cu’ tia [E se fossi pesce attraverserei il mare / E se fossi uccello verrei da te. // E bocca a bocca ti vorrei baciare / E viso a viso parlare con te].
Trama
L'Atto si svolge in un paesino della Sicilia, nel giorno di Pasqua. L'Opera comincia con la voce di compare Turiddu che intona una serenata alla sua bella Lola, pur sapendo che durante il suo servizio militare, lei ha sposato Alfio. Tra la folla di paesani in festa compare anche Santuzza, l'attuale fidanzata di Turiddu. Sentendosi in una posizione quanto mai complicata, Santuzza decide di chiedere consiglio a Lucia, la madre di Turiddu.
Lucia afferma che Turiddu è andato a comprare il vino per la festa; quando Santuzza controbatte che compare Turiddu è stato visto aggirarsi in paese, Lucia – temendo che qualcuno possa ascoltare le loro parole – la zittisce chiedendole di entrare in casa. Santuzza però rifiuta l'invito.
In casa di Lucia arriva Alfio, venuto a far visita alla madre di Turiddu. Alfio le domanda del vino per la festa, Lucia ripete nuovamente che se ne stava occupando Turiddu. Alfio le replica di averlo visto quella mattina stessa, aggirarsi attorno alla sua casa.
Appena Alfio esce di scena, Santuzza rivela a Lucia della relazione in corso tra Turiddu e Lola. Lucia, attonita, si rivolge alla Madonna per il peccato commesso da suo figlio.
Entrano quindi in scena Turiddu, che bisticcia con Santuzza, e Lola che si attacca anche lei con Santuzza.
Lola esce di scena per recarsi in chiesa; a questo punto la lite tra Turiddu e Santuzza diventa violenta. Quando Turiddu arriva ad usare violenza fisica su Santuzza, lei gli augura la malapasqua. Anche Turiddu alfine si reca in chiesa. Santuzza, profondamente ferita e amareggiata, svela ad Alfio la relazione in corso tra sua moglie e Turiddu. Finita la funzione, Turiddu si occupa di offrire vino ai paesani, con il secondo fine di passare più tempo in compagnia di Lola. Viene offerto del vino anche ad Alfio, ma questi lo rifiuta. Turiddu allora fa per abbracciarlo, come gesto distensivo; questo si rivela essere uno stratagemma per mordergli l'orecchio e sfidarlo a duello.
Turiddu abbraccia la madre e le raccomanda di badare a Santuzza. La scena si chiude con urlo provenire dalla folla di popolani: "Hanno ammazzato compare Turiddu!".