ideazione e coreografia Christos Papadopoulos, Georgios Kotsifakis danzatore Georgios Kotsifakis musica Jeph Vanger luci Eliza Alexandropoulou produzione LAC Lugano Arte e Cultura
Prima Nazionale
“È possibile percepire il corpo come spazio e trattarlo come tale? È possibile re-inventare il suo coordinamento nel modo in cui l’architettura sta inquadrando lo spazio, creando una nuova logica idiosincratica su di esso? Come possiamo costruire un modo artificiale ma organico di muoversi nello spazio?”
Landless, la nuova creazione del coreografo greco Christos Papadopoulos, un solo interpretato da Georgios Kotstifakis, invita ad esplorare territori sconosciuti del corpo e del movimento perseguendo consapevolmente la perdita del senso di sicurezza che l’arte acquisita fornisce. Negli anni, il lavoro di Papadopoulos ha indagato il movimento come un segreto nascosto, soffermandosi sulle sue caratteristiche elementari e quotidiane. Attraverso una ricerca approfondita, immerge il suo “sguardo” e quello del pubblico nel movimento, con l’obiettivo di scoprire quel punto in cui il movimento stresso trova il suo fascino e la sua libertà in un’esperienza ancora più intensa nell’esaltazione della triade: corpo, suono e luce. Il coreografo torna allo studio del corpo inteso come un territorio sconosciuto, prendendo spunto dall’architettura moderna e postmoderna per costruire una nuova prospettiva sulle sue funzioni di base.
Christos Papadopoulos nasce nel 1978 a Nemea, Grecia. I suoi progetti personali ottengono un incredibile riscontro proiettandolo presto sulla scena internazionale, grazie anche al suo innegabile talento poliedrico che lo vede attivo come danzatore, coreografo, collaboratore in produzioni teatrali, movement designer, insegnante di danza e improvvisazione.
NOTE Fino al 20 giugno, disponibile in abbonamento fisso di danza ad € 50,00. Tre eventi inclusi: Silvia Gribaudi in Suspended Chorus 10/07 Christos Papadopoulos in Landless 24/07 La Veronal di Marcos Morau in Sonoma 08/08
coreografia Marina Donatone performer e collaboratorз alla ricerca Gianmaria Borzillo, Ilaria Quaglia, Teresa Noronha Feio (due performer in alternanza) spazio e luce Cosimo Ferrigolo produzione Associazione Culturale Codeduomo coproduzione Fuorimargine - Centro di produzione di danza e arti performative della Sardegna sostegno Live Arts Cultures, Operaestate/Centro per la Scena Contemporanea di Bassano del Grappa, Lavanderia a Vapore - centro di residenza per la danza, Santarcangelo Festival, CND Centre national de la danse - Pantin, Istituto Italiano di Cultura di Parigi amministrazione Anna Damiani organizzazione Monica Maffei foto Stefano Mattea
Prima Nazionale
plein air è un invito a entrare in uno stato epidermico, allucinatorio, magico. È una ricerca che si muove tra l’immediatezza dell’esperienza tattile concreta e la persistenza del ricordo della sensazione, tra l’esattezza del ricevere e l’incongruenza del coagulare. plein air è una danza delle rovine, è il continuo ricucire quelle materie sottili che vibrano dopo una separazione, in una fabulazione che oscilla tra aderenza e scollamento, eco e metamorfosi, dato e miraggio, alla ricerca di un contatto implicato che superi la spaziatura tra visione e tocco.
plein air prende origine dall’esperienza di sperimentazione artistica con l’infanzia e dall’utilizzo di pratiche tattili come strumento di contatto col sé e incontro con l’altro. Nello specifico, plein air dilata quello spazio immediatamente successivo alla rimozione dell’oggetto del tocco, quando la sensazione concreta persiste ancora sulla pelle e iniziano a prodursi immagini, desideri corporei, associazioni personali. La compresenza di dato concreto e dimensione immaginifica che l’esperienza del tocco permette si rivela in grado di creare situazioni ora familiari, ora discordanti, con scarti anche molto repentini che danno vita a immaginari incongruenti, sinestesie non previste, in un continuo aderire per scollarsi. Come un bambino quando gioca a palla senza palla potrà sembrare preso in un mondo irreale, così il rigore e l’esattezza che metterà in campo ci consentiranno di seguire fedelmente il corso magico della sua palla, immergendoci in un pensare corporeo e agente, in cui l’assurdo è possibile, e in cui le materie sottili della fantasia potranno ‘riempire l’aria’ suggerendo possibilità inedite, miracolose, non coincidenti.
** A CAUSA DEL MALTEMPO LO SPETTACOLO È SPOSTATO AL CSC SAN BONAVENTURA (EX CHIESA OSPEDALE VECCHIO) **
violino Giulia Cellacchi violoncello Maria Salvatori pianoforte Maya Oganyan musiche di Rachmaninov, Shostakovich, Mendelssohn
Programma Sergej Vasil'evič Rachmaninov (1873-1943) Trio Elegiaco No. 1 Dmitri Shostakovich (1906-1975) Trio per pianoforte No. 1 in do minore Op. 8 Andante - Allegro - Moderato - Allegro Felix Mendelssohn –Bartholdy (1809-1847) Trio per pianoforte No. 1, Op. 49 Molto allegro e agitato (re minore) Andante con moto tranquillo (si bemolle maggiore) Scherzo. Leggero e vivace (re maggiore) Finale. Allegro assai appassionato (re minore)
Un trio formato da giovanissime artiste emergenti: la violinista Giulia Cellacchi e la violoncellista Maria Salvatori, entrambe del 2004, insieme alla pianista di origine armena Maya Oganyan, appena diciottenne, tutte accomunate dall’aver già ottenuto prestigiosi riconoscimenti. Propongono il Trio Elegiaco n. 1 di Rachmaninov, dal potente virtuosismo della parte pianistica, il Trio n. 1 op. 8 di Shostakovich, appassionato e romantico, e il Trio n. 1 op. 49 di Mendelssohn, pieno di quel fantastico tipico del romanticismo, e dove le tre voci soliste si fondono mirabilmente.
Giulia Cellacchi, violino
Classe 2004, nasce e cresce in una famiglia di musicisti e si avvicina allo studio del violino in tenera età. Da poco maggiorenne annovera fra i suoi insegnanti nomi del calibro di Salvatore Accardo, con cui si sta perfezionando all’Accademia Walter Stauffer di Cremona, e Ilya Gringolts all’Accademia Musicale Chigiana di Siena, due delle più prestigiose accademie musicali italiane, mentre con Giulio Rovighi, primo violino del Quartetto Prometeo, segue il corso accademico di primo livello al Conservatorio “Ottorino Respighi” di Latina. Vincitrice di numerosi concorsi tra cui il primo premio assoluto alla Finale del Gewa Young Contest 2019 nell’ambito di Cremona Musica, esibendosi come solista con l’orchestra “I Virtuosi Italiani”, nel 2022 vince il secondo premio e il premio speciale per la migliore esecuzione di Bach nel Concorso Internazionale di Pinerolo e nello stesso anno viene selezionata per suonare nell’Orchestra da Camera Italiana diretta da Salvatore Accardo.
Maria Salvatori, violoncello
Straordinario talento, Maria inizia lo studio del violoncello all’età di cinque anni, dimostrando fin da subito un talento particolare, che la porta ben presto ad ottenere significativi riconoscimenti.
Nel 2016 vince la borsa di studio come migliore studente in assoluto della Scuola di Musica di Fiesole che frequenta nella classe di Marianne Chen prima e Luca Provenzani poi; nel 2017 inizia a studiare con Ivan Monighetti a Basilea.Nel 2021 vince la borsa di studio per l’ingresso alla Escuela de Música Reina Sofia di Madrid che frequenta da settembre 2021. Ha partecipato a masterclasses con Natalia Gutman, D. Geringas, Franz Helmerson, Giovanni Sollima, Mario Brunello.
Maria ha vinto premi nazionali ed internazionali come il primo premio al Concorso Nazionale “Riviera Etrusca”, il primo premio al 7° Concorso Internazionale “Antonio Salieri”, il primo premio all’11° Concorso Internazionale “Antonio Janigro” in Croazia, il primo premio assoluto al XII Premio Crescendo – Città di Firenze nel 2021 e il terzo premio al 4th Penderecki International Cello Competition di Cracovia nel 2023.
Nel 2019 ha vinto l’audizione come primo violoncello della Royal Concertgebouw Youth Orchestra di Amsterdam e nel 2020 quella per lo stesso ruolo nella Verbier Festival Junior Orchestra (VFJO). Nel 2022 Rai Radio 3 dedica a lei una puntata de “La Stanza della Musica”. Suona da solista e in varie formazioni da camera esibendosi in importanti istituzioni concertistiche quali il Teatro La Fenice di Venezia, gli Amici della Musica di Firenze, la Filarmonica Romana, il Cantiere Internazionale d’arte di Montepulciano e il Dresden Music Festival. Dal 2020 beneficia di una borsa di studio della Internationale Musikakademie in Liechtestein.
Maya Oganyan, pianoforte
Di origine armena, appena diciottenne, vive e studia a Venezia. All’età di quattro anni ha iniziato lo studio dello strumento con il M° Alexander Maykapar, professore all’Accademia di Musica “Gnessin”. Nel 2015 è entrata al Conservatorio “Benedetto Marcello” di Venezia, dove ha potuto studiare sotto la guida del M° Massimo Somenzi e dal 2022 nella classe del M° Olaf John Laneri. Oggi sta proseguendo il suo percorso con il M° Roberto Prosseda, all’Accademia di Prato e sta frequentando il corso di alto perfezionamento con M° Lilya. Oganyan è vincitrice di numerosi concorsi nazionali ed internazionali, tra cui il “Premio Schumann 2023” del “Concorso Rospigliosi”, aggiudicandosi anche il premio del pubblico; il primo premio al concorso “Giovani Talenti Femminili della Musica” del Soroptimist Italia; “Vienna Grand Prize Virtuoso Competition”; “Orbetello Piano Competition”, “La Palma D’Oro”, vincendo anche il Premio Pettini “al miglior talento messosi in evidenza tra tutti i Primi Premi di tutte le sezioni”. A soli 17 anni è stata la più giovane finalista – e vincitrice del 2° Premio – nella storia del concorso, del Premio della Giuria e del Premio Speciale “per il miglior talento femminile” al prestigioso “Verona International Piano Competition”, a cui ha partecipato come più giovane candidata. Si esibisce regolarmente in tutta Italia e si è già esibita in importanti festival.
dall’omonimo romanzo di Paolo Malaguti con Mirko Artuso, Maria Roveran con la partecipazione di Paolo Malaguti musiche Francesco Carrer
Prima Nazionale
È ambientata lungo una inaspettata e incantevole spiaggetta, lungo il Brenta di San Nazario, la trasposizione teatrale di Fumana, il fortunato romanzo di Paolo Malaguti che racconta una storia antica, eppure ancora vicina. Un mondo perduto tra il fiume e la pianura, tra la pesca e la magia contadina, al centro del quale c’è un personaggio femminile tenace, alle prese con una società chiusa, a tratti meschina, e il desiderio di essere sé stessa.
Protagonisti: un paesino veneto di una manciata di anime, una donna che cura tutti, una bambina che sopravvive alla grande alluvione, e il nonno, uomo di poche parole capace a cavarsela, a modo suo, anche nei momenti peggiori. Fumana è appunto al centro di tutto. Crescendo, è abituata a carpire i silenzi del nonno dalle espressioni del suo volto e con fierezza intuisce che il nonno le vuole insegnare l'«arte onesta» della pesca.
E Fumana lo accompagna nelle sue pesche notturne, esplorando un mondo che è essenzialmente fatto di acqua, di natura e di un sapere accumulato di generazione in generazione. Ma il destino di Fumana è un altro…
In scena Mirko Artuso e Maria Roveran, con la complicità di Paolo Malaguti, invitano il pubblico a seguire la storia di Fumana, trovando anche qui (come sovente accade nei romanzi dello scrittore) un omaggio alle tradizioni, alla resistenza di chi ha sempre fatto fatica ma a testa alta e una disamina critica sui tanti cambiamenti portati dal presunto progresso.
Con il sostegno di
NOTE Parcheggio Fabbrica Scotton Via Monte Asolone, poi tre minuti a piedi dal parcheggio
concept e coreografia Angela Rabaglio, Micaël Florentz interpreti in definizione
Prima Nazionale
La compagnia condivide con la comunità locale le pratiche emerse dalla ricerca A Very Eye, che affrontano i temi dell'interdipendenza e della negoziazione collettiva. Al centro l’esplorazione e l’invenzione di diversi modelli di interazione: costellazioni di movimenti intrecciati in costante evoluzione. Basati su una grande precisione e su un continuo ascolto ritmico e tattile, gli schemi permetteranno di creare combinazioni mobili, di lavorare sulla propriocezione e sul groove, di usare il tatto per vedere. In duetti, trii e altre composizioni di gruppo le diverse costellazioni verranno messe in relazione nello spazio e nel tempo. Sperimentando sulle nozioni di territorio e di confine, per la creazione di una cartografia in movimento delle nostre relazioni sociali e politiche.
Con il sostegno di Wallonie Bruxelles Theatre Danse