un progetto di Emanuela Dall’Aglio regia Emanuela Dall’Aglio allestimento scenografico Emanuela Dall’Aglio con (in alternanza) Benedetta Brambilla, Stefano Pirovano, Sebastiano Sicurezza, Emanuela Dall’Aglio, Noemi Bresciani, Riccardo Paltenghi, Arianna Losi voci di Emanuela Dall’Aglio, Laura Cleri, Isabella Brogi e Sofia Bolognini musica Fabiano Fiorenzani sound design Andrea Salvadori e Stefano Pirovano con la collaborazione artistica di Michele Losi
dai 4 anni passeggiata teatralizzata durata 50’
Uno scienziato inconsueto conduce il pubblico alla ricerca di strane creature per scoprire e registrare i loro pensieri. Ha così inizio un viaggio misterioso che svela la presenza di animali immaginari: la covatrice con le sue numerose uova, la vecchia topa che tesse baffi di pesce gatto, decine di “lumacoscidi” e, per i più coraggiosi, la tana del “nero-lupo”. INnaturale è uno spettacolo itinerante e site-specific da ambientare in parchi, boschi, teatri e musei, un’avventura alla scoperta di creature fantastiche, intorno alle quali Emanuela Dall’Aglio ha ideato nuove biografie. Una passeggiata poetica per tutte le età.
coreografia Elisa Sbaragli con Beatrice Bresolin musica (in via di definizione) produzione TIR Danza con il supporto di Operaestate cura e promozione Marco Burchini con il supporto di Ass. Cult. Base 9
Anteprima nazionale
What Remains è un viaggio attraverso i gesti, le impressioni e i segni lasciati dalle persone che incontriamo. Tracce che diventano materiale vivo, entrano nel corpo della danzatrice, si intrecciano con esso e prendono forma in modi imprevisti. La ricerca si concentra su ciò che rimane e su ciò che nasce dal contatto, nella consapevolezza che il corpo è sempre un corpo plurale: custode di eredità invisibili, attraversato da presenze, influenze e memorie che ci orientano e ci cambiano. Siamo parte di una collettività che ci accompagna, ci tocca, ci modella. Le esperienze che accumuliamo si influenzano e talvolta si scontrano, generando frizioni e aprendo nuove possibilità di gesto e di senso. Che cosa resta di noi negli altri? Che cosa nasce nello spazio tra il trattenere e il lasciare andare? What Remains esplora la memoria del corpo come un luogo poroso e mobile, in cui le tracce emergono, spariscono e ritornano trasformate. Attraverso il movimento, il lavoro riporta alla luce queste presenze silenziose, permettendo loro di rivivere in nuove forme.
di e con Sara Sguotti video e immagini Gabriele Ottino scena e luci Mattia Bagnoli testi Arianna Ulian costumi Eva di Franco produzione Centro di produzione della danza Cango\Firenze sostegno OperaEstate, Lavanderia a Vapore, IRA Festival, Cromot
Prima nazionale
ROSSOCREPA è una riflessione sulla crepa del corpo femminile: un corpo che si espone come matrice e al contempo come conseguenza di uno squarcio. Liminale è il luogo in cui dimora: sensuale, generativo, deformato, curvo, schiavo di doveri sociali e culturali, carnoso e scarno, strappo, crepa, varco, residuo, doppio, molle, vuoto, imperturbabile e turbato, inadeguato e ostile ma anche amorevole e dolce. Il progetto è una diramazione di CrePa, che esplorava le crepe nate dall’incontro di due corpi. ROSSOCREPA prende forma autonoma con l’esperienza della maternità, indagando le fratture interne ed esterne che il corpo è chiamato ad accogliere e sopportare, e l’ombra di imperfezione, vulnerabilità e sforma che si stende sul corpo, anche a livello sociale e lavorativo. Il corpo femminile è lacerato, duplicato, lasciato solo ma vitale. La performer riflette sul diventare sconosciute e sull’accettazione di questa condizione, rimanendo in dialogo con ciò che il corpo genera e con ciò che lo attraversa, tra un dentro e un fuori.
di e con Giulia Cannas sguardi e conversazioni Donatella Martina Cabras, Enrico Frisoni costumi Alice Ortona Coles curato da movimentopoetico con il sostegno di Fuorimargine - centro di produzione di danza e arti performative, Centquatre Paris, Istituto Italiano di Cultura Parigi, Oltrenotte, Tersicorea. residenza artistica “Artisti nei territori” progetto “Rizomi”, nell’ambito del progetto residenza tecnica τέχνη – téchne 2025 Lavanderia a Vapore. incentivo alla scrittura coreografica al festival Cortoindanza 2021
No caption needed. Non sono necessarie le didascalie, le semiosi illustrate, gli architravi di segni; No caption needed è una danza che si compone grazie a un corpo che mette in campo la sua esperienza prismatica di mondo. È la possibilità di abitare gli spazi della città, con un’indagine sul corpo come spazio di confine e ponte verso i margini, di cui riscrive i tratti. Chi assiste percorre i bordi dei luoghi, in una dimensione che evoca e si nutre di memorie e atmosfere, in cui il corpo si fa danza, testimonianza di presenza indocile, in-quietante soggettività in movimento. Le città sono paesaggi psichici, composti di vuoti, di possibilità frustrate, di ingiustizie reiterate. Abitarne gli spazi liminali significa tracciare nuovi vortici e illuminarne anfratti.
coreografia Michele di Stefano interpreti Biagio Caravano, Luciano Ariel Lanza, Sebastiano Geronimo, Laura Scarpini, Francesca Ugolini, Flora Orciari musiche originali Lorenzo Bianchi Hoesch musica non originale AAVV (F.Schubert, L.v.Beethoven, A. Schonberg, C.Debussy - in progress) disegno luci Giulia Broggi management Carlotta Garlanda distribuzione e media Jean François Mathieu coproduzione mk/KLm 2026, Torinodanza Festival/Teatro Stabile di Torino - Teatro Nazionale con il supporto di Operaestate Festival e Triennale Milano con il sostegno di Centro di Residenza della Toscana (Armunia - CapoTrave/Kilowatt), Comune di Sansepolcro, Cango Cantieri Goldonetta Firenze
La nuova creazione di mk/Michele di Stefano riproduce l’atmosfera sospesa di luoghi nei quali i corpi vengono convocati per una prossimità forzata: una sala d’attesa, l’anticamera di un ufficio, il dietro le quinte di un teatro. In questo scenario, altrove sembra avvenire l’azione principale, evocata dal suono e dal continuo via vai dei performer tra dentro e fuori. In questo spazio, nel quale le identità e le biografie sono differite, aleggiano vibrazioni sonore che sembrano riferirsi ai limiti udibili dell’ultra e infrasuono, processando basse ed alte frequenze. Si genera così un mondo sonoro carico di incertezza, dove si compie una collezione di danze con lunghezze ed atmosfere differenti, che evocano un desiderio di scomparsa, di dissolvimento dell’identità nel puro flusso dinamico del movimento. Queste danze sono completamente dedicate a lasciar scomparire ciò che siamo per concentrarsi su ciò che diveniamo: sono un archivio di ‘futurità’, parola inventata per esprimere il contrario del catalogo stilistico, una dimensione coreografica nuova che attinge a tutto il repertorio tecnico della danza per approdare a visioni cinetiche inedite e complesse, foriere di un nuovo desiderio di prossimità, volto alla creazione di nuovi ecosistemi. Queste danze sono esposte ad una sonorità ibrida creata sulla base della collezione di ‘incompiuti’ della musica classica, e al particolare set luci (composto essenzialmente da una bolla cangiante ed opalescente di riflessi, che trasformano incessantemente lo spazio, creando zone di visibilità e zone opache di riverbero). Inoltre, lo spazio performativo è soggetto a condizioni atmosferiche inattese (brezze e venti ricreati utilizzando tecniche da set cinematografico). L’immagine più vicina a questa visione coreografica in continuo mutamento è senz’altro quella della barriera corallina, un ambiente complesso e fragile, che è il risultato di accordi e simbiosi stratificate tra gli organismi, un ecosistema nel quale l’interdipendenza è uno degli aspetti principali della configurazione strutturale di ogni essere vivente. E quindi ogni manifestazione individuale della danza contribuisce in realtà a definire un ambiente del possibile, generato dalla condizione di stallo ed attesa che sembra caratterizzare questo strano luogo, dalla fragilità intrinseca in ogni piccola collettività temporanea.
mk è un gruppo attivo dal 2000 nell’ambito della coreografia e della performance, con al centro un nucleo stabile di artisti e la collaborazione continuativa con il musicista Lorenzo Bianchi Hoesch. Le loro creazioni sono ospitate nei maggiori festival italiani e internazionali. Tra i lavori più noti: Veduta, Bermudas (Premio Danza&Danza 2018 e Ubu 2019), Parete Nord, EDEN, Maqam. Dal 2020 il gruppo ha sede stabile al Teatro India di Roma con il progetto Oceano Indiano, da cui nasce anche Radio India (Premio Rete Critica 2020, Ubu Speciale 2021). Il fondatore Michele Di Stefano, Leone d’Argento alla Biennale 2014, è artista associato alla Triennale di Milano (2022–24) e attivo come coreografo e curatore in Italia e all’estero.